“Dottore, ho la pubalgia”: Il caso di Davide e l’importanza di una diagnosi corretta

Molti atleti che arrivano nel mio studio di Vimercate esordiscono con la stessa frase: “Ho la pubalgia”. Ma dietro questo termine generico, che letteralmente significa solo “dolore nell’area del pube”, si nasconde spesso un mondo di cause differenti.

Oggi voglio raccontarvi la storia di Davide (nome di fantasia), un calciatore dilettante di 23 anni che è riuscito a tornare in campo grazie a un approccio basato sulla precisione clinica e non solo sul trattamento del sintomo.


Il quadro clinico: Quando il dolore ferma la quotidianità

Davide si è presentato in studio dopo un mese di stop forzato. Tutto era iniziato con un dolore trafittivo all’inguine sinistro durante un tiro in porta. Nonostante gli esami strumentali (Ecografia e RX) fossero negativi, il dolore era diventato invalidante, non solo nello sport ma anche nella vita di tutti i giorni:

  • Difficoltà a salire le scale.
  • Dolore nel mettersi le calze o entrare in auto.
  • Fitte acute al momento di alzarsi dalla sedia.

Nonostante la diagnosi iniziale di “pubalgia”, i classici trattamenti antinfiammatori non stavano dando frutti.

Oltre l’etichetta: La valutazione in studio

In fisioterapia, dare un nome al dolore è solo l’inizio. Durante la prima visita presso il mio studio a Vimercate, ho sottoposto Davide a una serie di test muscolari e articolari specifici per capire quale struttura stesse realmente soffrendo.

I test hanno evidenziato una sintomatologia durante i movimenti di flessione e rotazione interna dell’anca. Il sospetto clinico è caduto su un conflitto femoroacetabolare, ipotesi successivamente confermata dalla visita ortopedica specialistica. In pratica, l’articolazione non veniva controllata correttamente dai muscoli stabilizzatori, creando micro-stress che simulavano una pubalgia.


Il percorso terapeutico: 4 settimane per tornare in campo

Il piano di trattamento si è articolato in una seduta a settimana per un mese, lavorando su tre fronti:

  1. Terapia Manuale: Manipolazioni dell’anca e del tratto dorso-lombare per ripristinare la corretta mobilità articolare.
  2. Trattamento Miofasciale: Tecniche di detensionamento sui muscoli flessori dell’anca e sui glutei, estremamente contratti per “difendere” l’articolazione instabile.
  3. Esercizio Terapeutico: Un protocollo di carico graduale per insegnare ai muscoli a stabilizzare l’anca durante il gesto tecnico del calcio.

Risultato e Conclusioni

Dopo sole 4 sedute, Davide è tornato a giocare a calcio senza alcun dolore.

Una nota importante: Il caso di Davide ha avuto successo grazie alla combinazione di esercizi e manipolazioni, ma è fondamentale sottolineare che non tutte le instabilità d’anca sono uguali. In alcuni casi, il danno strutturale può richiedere un intervento medico o chirurgico. Per questo motivo, una valutazione approfondita è il primo e più importante passo per non perdere tempo (e salute) dietro a cure generiche.


Soffri di un dolore inguinale che non passa? Non accontentarti di una diagnosi generica. Prenota una valutazione nel mio studio a Vimercate per individuare la vera causa del tuo problema e pianificare il tuo ritorno all’attività sportiva.

Cosa dice la scienza

Revisione Sistematica sull’efficacia della Fisioterapia (2019) Questo studio analizza come gli interventi conservativi riducano il dolore e migliorino la funzionalità nel breve termine. Accedi all’articolo su PubMed

Confronto Chirurgia vs Fisioterapia: Meta-analisi (2020) Un’analisi di diversi trial clinici (RCT) che confronta i risultati dell’artroscopia d’anca rispetto ai protocolli fisioterapici. Accedi all’articolo su PubMed

Trial Clinico Randomizzato (UK FASHIoN Trial) (2018) Uno degli studi più famosi e ampi che confronta l’efficacia del trattamento chirurgico rispetto alla “Personalised Hip Therapy” (fisioterapia personalizzata). Accedi all’articolo su PubMed

Esercizio Terapeutico nel Management Non-Operativo (2021) Un articolo approfondito che descrive i pilastri della riabilitazione: controllo posturale, stabilità del core, forza dell’anca e mobilità. Accedi all’articolo su PubMed/PMC

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